I Monti Sibillini, una delle terre paesaggisticamente più sorprendenti d’Italia, una delle terre più affascinanti, tanto che si può osar dire misteriose, di tutta Europa. Il segreto della Sibilla Appenninica ha incuriosito viaggiatori di tutti i tempi:  sin dal 1400 d.c. cavalieri erranti, letterati, esploratori hanno subito il suo fascino ammaliante e hanno attraversato l’Europa per svelarne i misteri o studiare da vicino la leggenda ad essa legata.

Tradizioni popolari vogliono che la leggendaria Sibilla fosse una giovane fanciulla di superba bellezza e dotata di virtù profetiche e soprannaturali, una fata, che dimorava all’interno di una grotta dell’omonimo Monte Sibilla, in un bellissimo palazzo sotterraneo contornandosi di oggetti preziosi e di altre incantevoli fanciulle. Il mito fa della cima del Monte Sibilla la sede di questo antico oracolo coprendola di un’aura di magia e mistero.

Secondo la cultura popolare sibillina queste creature erano vestite con gonne lunghe dalle quali spuntavano zampe caprine che servivano per muoversi sulle petraie montane, si aggiravano principalmente di notte ritirandosi in montagna prima dell’alba e scendevano a valle per insegnare alle giovani l’arte della filatura e tessitura della lana.

Alle fate piaceva ballare nelle notti di plenilunio e in groppa a un cavallo rubato si recavano nei paesi vicini per danzare con i giovani pastori oppure erano solite raggiungere il Lago di Pilato per un pediluvio. Le sibille non sono da associare alle gentili creature celtiche o alle fate delle fiabe che ballano leggiadre nei boschi, sono figure dal temperamento forte in grado di affrontare le difficoltà che la montagna può mettere di fronte.

Sono molti i luoghi disseminati sui Monti Sibillini il cui nome trae origine dal mito delle fate; oltre al monte e alla grotta della Sibilla, si trovano le fonti delle fate, la strada delle fate, i sentieri delle fate, la discesa delle fate.

Fra mito e natura i Sibillini rappresentano un territorio magnifico che ha lasciato a bocca aperta i viaggiatori di un tempo e lascia a bocca aperta i viaggiatori di oggi.

Questa catena montuosa si trova nell’Appennino umbro-marchigiano, ricadente nelle province di Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Perugia, ed è al quarto posto per altezza, al seguito di Gran Sasso, Maiella e Velino-Sirente, con il i 2476 m s.l.m. del Monte Vettore.  Il Monte Sibilla invece tocca quasi i 2200 m di quota. Il settore a sud-ovest del massiccio accoglie formazioni geologiche interessanti e note, come i Piani di Castelluccio e le sue annuali e spettacolari fioriture.

Tutta l’area è tutelata grazie all’istituzione dell’omonimo Parco Nazionale dei Monti Sibillini nel 1993 e accoglie una flora e una fauna particolarmente ricche e di particolare pregio naturalistico: la vegetazione tipica appenninica offre rifugio anche a specie endemiche e rare come il gatto selvatico, il lupo, grazie alla reintroduzione sono tornati a frequentare queste montagne il cervo e il camoscio appenninico e alzando lo sguardo non è difficile individuare l’aquila reale che volteggia fra le verdi o innevate cime.

Alla ricchezza di biodiversità e panorami mozzafiato, si aggiunge l’importanza e il fascino di numerose testimonianze storiche: numerose sono le abbazie, i borghi medievali e le realtà rurali disseminati su e alle pendici della catena montuosa.

Rimembrando questa terra, così Giacomo Leopardi scrisse dei Monti Sibillini ne Le ricordanze e attribuendogli anche il nome di Monti Azzurri:

« …E che pensieri immensi,
che dolci sogni mi ispirò la vista
di quel lontano mar, quei monti azzurri,
che di qua scopro, e che varcare un giorno
io mi pensava, arcani mondi, arcana
felicità fingendo al viver mio! »

Natura selvaggia, leggenda e storia regalano un territorio unico che la mano spregiudicata dell’uomo ha toccato con delicatezza e dove sembra che il tempo si sia fermato. Tutt’oggi ci sono credenze popolari che permangono con tutta la loro vivacità; c’è chi dice che le fate ci siano ancora sui Sibillini ed è possibile imbattersi in racconti che affermano che i cavalli portati liberamente al pascolo in quota, tornassero con la criniera adornata da treccine per opera delle fate oppure  che dopo il calar del sole soprattutto in prossimità di Santa Maria in Pantano, a Colle di Montegallo, si scorgono delle luci dalle movenze umane, etichettate come le fate che risalgono le montagne.

Scritto da Benedetta.