“Finirai per trovarla la Via, se prima hai il coraggio di perderti“, il giornalista e scrittore fiorentino Tiziano Terzani così coglieva l’essenza della vita per regalarla al mondo in parole semplici, in uno dei suoi più celebri libri Un altro giro di giostra, Longanesi, 2004.

Un grande uomo, un piccolo borgo e l’universo su cui riflettere, tre dimensioni completamente diverse che hanno elevato la sua figura di giornalista a molto di più: un reporter, un pò viaggiatore, di quelli romantici, soprattutto guida spirituale. Tiziano Terzani ha seguito la storia, l’ha documentata in prima persona e raccontata prima attraverso l’essenziale resoconto giornalistico, dopo attraverso parole intrise di quella saggezza propria di chi si è accollato il peso di certe vicende e le ha raccolte poi nei suoi libri.

Di umili origini, nato nel quartiere popolare di Monticelli a Firenze, intraprese la carriera di giornalista “perché alle corse podistiche arrivavo sempre ultimo”. In realtà, invece di una scelta per esclusione, è stata la sua instancabile curiosità, il coraggio, la tenacia e sensibilità che lo portarono inevitabilmente a viaggiare e raccontare ciò che vedeva.

Ha vissuto gli strazi della guerra, esplorato terre lontane, soprattutto in Asia, lottato per ideali di pace e uguaglianza, in costante cammino alla ricerca della conoscenza; cammino che ha terminato in un piccolo borgo dell’Appennino Pistoiese, l’Orsigna. Un luogo intimo e dall’atmosfera serafica, lontano da tutto ma più vicino all’universo, di grande ispirazione per chi sapeva osservare la vita e sviscerarne i suoi aspetti più fondamentali.

Il giovane Tiziano veniva in questi luoghi accompagnato dalla famiglia per respirare aria salubre e curativa, essendo di salute cagionevole; vi ritornerà spesse volte durante la sua vita, una sorta di rifugio sicuro dove trovare conforto e tranquillità.

« L’Orsigna l’ha trovata mio padre […]. Si era iscritto a quella che si chiamava l’università popolare, che non era un’università, era un club per fare gite. La domenica con un autobus andavano di qua e di là e con una di quelle gite negli anni Venti lui, giovanissimo e operaio, arrivò per la prima volta in questa valle. […] ero spesso malato, avevo “le ghiandoline” e la carne di cavallo non mi bastava più. «Questo ragazzo ha bisogno d’aria buona, d’aria pulita» disse il medico. ». Estratto dal libro La fine è il mio inizio, Longanesi, 2006.

Orsigna è un piccolo paese di circa 80 anime incastonato tra le montagne dell’Appennino Pistoiese, al confine con l’Emilia. Il nome trae origine dal fiume che lo attraversa e forma la splendida vallata che nel periodo autunnale in particolare, grazie alle calde tonalità  cromatiche, regala uno spettacolo ripetibile in pochi luoghi della terra. Un paesaggio che sembra prender forma grazie alla mano di un pittore, variopinto come i più famosi quadri impressionisti. L’area fa parte del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano ed è ricoperta da estesi castagneti da frutto, tanto che la lavorazione della castagna ha rappresentato un importante attività è per le popolazioni di questa zona insieme al taglio del legname e la pastorizia. Continuando a salire di quota il castagno viene sostituito dal faggio che va a formare splendide foreste, fra le più belle di tutto l’Appennino, che ricoprono i versanti dei monti che per poco non raggiungono i 2000 metri di quota; ambienti ideali dove effettuare trekking e ciaspolate nel periodo invernale.

 

Scritto da Benedetta.